09.02

Era tutto già pronto, valige, passaporto, permessi vari ed eventuali, medicinali e igienizzanti diversi firmati dal dott. Zionik Premuda, una soppressa della macelleria Caldara di Cortina donata dal vice-presidente Gianfranco Girardi, i capi sartoriali della nostra nonna speciale Rita, centinaia di magliette Light Hunter, pantaloni e camice doni di Ghedina Zuccaro, 2 pacchi di spaghetti, peperoncino tritato, colori, penne, matite e quaderni Cooperativa di Cortina grazie alla super Emanuela, 4 bottiglie di vino Piedicero, un carico totale di 86 kg; per scaramanzia, non potevo ancora riempirmi di gioia e di quella nostalgia da consumare durante il viaggio prima di riabbracciare le nostre ‘teppe’ etiopi. Stamattina alle ore 09.56 l’esito del tampone molecolare per poter volare a 4600 km da casa e raggiungere la mia seconda casa è risultato NEGATIVO! Dopo molti mesi, tornare a casa e farti assalire da quell’emozione difficile da equilibrare è fantastico.

10.02

‘Come and See,  sono i verbi magici che fanno apparire ai bambini di strada un nuovo mondo. A Bosco Children, la pandemia ha provocato una pacifica rivoluzione capitanata dal ‘pretaccio benedetto’ don Angelo Regazzo. Durante il lockdown, con le le scuole chiuse e la povertà dilagante il fenomeno dei ragazzi di strada è aumentato a dismisura. Nella comunità salesiana la gestione del momento cruciale non è stata semplice ma come sempre, l’amore e l’altruismo dei nostri missionari ha trovato la soluzione perfetta per non buttare al vento il lavoro di mesi e così per i ragazzi che già frequentavano la sezione di orientamento, la prima fase che prevede un periodo di ‘messa alla prova’ giornaliera per i ‘monelli buoni’ che dalla mattina alla sera trascorrono la giornata al ‘Come and See’ per poi tornare a dormire sulla strada è stata rivoluzionata; per evitare contagi e abbandonare i piccoli ad un inevitabile triste destino è stata creata un’area protetta dedicata a loro. Geniale l’idea. Da alcune settimane con le dovute accortezze e premure igieniche don Angelo tutte le mattine torna sulle strade con il suo veicolo da ‘guerra’ e insieme a Dereje Tafese raccoglie altre decine di ragazzi che possono nuovamente cominciare il percorso di riabilitazione. Ogni settimana qualche ragazzo che ha vissuto in questi mesi al ‘Come and See’ può entrare a far parte ‘ufficialmente’ della comunità e così fino a riprendere il ritmo e la gestione di oltre 100 ragazzi. In questi giorni ogni mattina ne arrivano a decine di nuovi. Controlli medici e un check up tengono a distanza il virus anche se per 11 di loro l’isolamento è stato necessario.

11.02

L’estate del Corno d’Africa è la più bella stagione dell’anno. Le temperature sono calde e per trovare un po’ di refrigerio oggi siamo saliti sul Monte Entoto. Lassù si superano i 3000 mt. d’altezza e l’ossigeno ti aiuta a partecipare alla lotteria dei ricordi. Anni fa, quando Yonas viveva sulle strade del quartiere di Piazza, dopo essere scappato da Bosco Children, una domenica di gennaio trascorremmo tutta la giornata sul monte che sovrasta la capitale. La storia di Yonas è l’incipit di un’avventura straordinaria. Il destino, durante il mio primo viaggio in questo polveroso e perduto mondo dei ragazzi di strada, volle affidarmi questo bambino; diventato presto il ‘cocco’ a distanza di mamma Emma questo incontro cambiò tutti i programmi anche quelli televisivi dove allora stavo lavorando. Per non abbandonarlo nel tunnel senza luce di una vita da ‘cane randagio’ senza speranza e sogni, decisi di abbandonare il mio mondo e questa scelta diede una svolta alla mia vita. Un amore incondizionato mi fece capire la parola più bella dell’universo. Rimasi sei mesi ad Addis Abeba dimenticando tutto e tutti. La sua storia è raccontata nella mostra fotografica ‘La mia Etiopia, appunti disordinati di un volontario’ ed è stata la scintilla che ha acceso un fuoco che da tempo non ardeva nel mio cuore. Oggi è venuto a trovarmi ad Addis Abeba e tra ricordi e risate di un tempo andato siamo stati bene. Covid non permettendo non lo vedevo dallo scorso febbraio.Yonas fu il primo ‘monello buono’ che incontrai sul viale di Bosco Children quando sette anni fa mi svegliai per la prima volta ad Addis Abeba. Era il 2013 e lui aveva 11 anni.

12.02

Ciao mammina, sei sempre nel nostro cuore, grazie per aiutarci da lassù e darci la forza di continuare il tuo esempio d’altruismo e d’amore al fianco dei più deboli. Non è facile districarsi in questo caotico pezzo di mondo del sud; non bisogna farsi prendere dalla paura, bisogna avere il coraggio di affrontare le diverse ‘societá’ che fanno parte del nostro fare in Etiopia con tutte le accortezze imposte dalla pandemia. Oggi con l’amico e fedele Johnny, sono dovuto andare in città per rinnovare la patente di guida etiope. Dopo aver girovagato un po’, abbiamo trovato una clinica aperta ( molte sono chiuse per focolai di positività al maledetto Covid) e così dopo la visita medica e alcune ore tra un ufficio e l’altro siamo riusciti nell’impresa. A Bosco Children la vita è sempre piena di cose da fare. Don Angelo è una macchina da guerra e con un gruppetto di giovanissimi ‘monelli buoni’ ha potato tutti gli alberi che negli anni ha piantato tutt’attorno al muro che circonda il centro e ha fatto ordine di un centinaio di bancali che sono stati regalati da un’industria italiana che anziché venderli ai cinesi gli ha regalati al ‘pretaccio benedetto’. Il legno ha un valore importante e aiuta l’economia della comunità. Nel pomeriggio abbiamo incontrato Gabriele, figlia di un’altra donna delle pulizie che lavora qui, insieme a Nardos è la mascotte di Emma’s Children. È cresciuta moltissimo ed ora a 14 anni e frequenta con ottimi voti la classe 7 (in Etiopia la scuola ha 12 gradi d’istruzione, dopo il decimo anno puoi cominciare a lavorare; se sogni di andare all’università devi proseguire per altri due anni e poi dopo l’esame di stato puoi accedere alle università del paese). Naturalmente l’istruzione è uno dei grossi problemi di un paese povero e gran parte dei bambini non hanno una famiglia o una madre in grado di pagare le spese scolastiche.

13.02

Le migliaia e migliaia di bambini di strada sono una triste riprova di questo problema difficile da risolvere. Gabriele grazie alla borsa di studio dell’associazione può sognare un mondo migliore. In questo periodo i ragazzi non possono praticare nessun sport di squadra, questo per evitare complicazioni alla diffusione del virus ma per il 31 gennaio festa del Santo dei Giovani che tutti amano: San Giovanni Bosco, stiamo organizzando un triangolare di basket e uno spuntino speciale all’aperto. Per chi non lo sapesse insieme a San Filippo Neri, San Giovanni Bosco è considerato il Santo più importante per la nascita e la diffusione degli oratori come li conosciamo oggi.

14.02

Qualcuno di voi ricorda quei meravigliosi momenti scolastici dove lo sport medicava le piccole ferite dell’infanzia e allegramente divertiva tutti i ragazzi sotto un’unica bandiera e cioè quella dei ‘Giochi della gioventù? Oggi a የቦስኮ ልጆች Bosco Children mi sono tornati in mente. Una giornata stupefacente dagli effetti miracolosi. Ho visto bambini sorridere per la prima volta e ‘combattere’ per trovare una pallina gialla nel campetto da basket con gli occhi coperti, vincere una partita a ping pong, palleggiare e poi cercare di mettere il pallone in un cesto, giocare a scacchi o cercare di comporre un puzzle. Giocare a basket e a dama. E poi tanti giochi dell’adolescenza povera quella che poi regala premi a tutti. Biscotti, quaderni, penne, magliette e ai ‘monelli buoni’ una maglietta speciale dedicata a Silvio. Un figlio che aveva davanti a se tutta la vita prima che un killer della strada lo uccidesse, oggi avrebbe compiuto 39 anni.

15.02

Fare del bene significa fare bene. Piccole cose che diventano giganti dentro il tuo cuore quando vedi i volti dei bambini felici, nonostante le difficili condizioni di vita, l’abbandono e le prove che sono costretti ad affrontare. Noi di Emma’s Children siamo una piccola realtà, una goccia d’acqua nell’oceano di problemi della povertà e dell’adolescenza mai conosciuta di centinaia di ragazzi di strada che abbiamo avuto la fortuna di conoscere. Loro ci hanno regalato il piacere di essere importanti, di dare un senso speciale alla nostra presenza, se non ci fosse la nostra gocciolina, quell’oceano ne sentirebbe la mancanza. Che bello! Oggi il nuovo progetto di ‘SCHOOLisLIFE’ ha cominciato il suo cammino. Grazie al vostro aiuto e alla responsabile del programma Gine Slvt in collaborazione con Alessandro Zaffagnini e Laura Parpajola stamperemo la versione in amarico di un libro davvero unico.

16.02

Tamarat, Bereket , Kayla, Ahmed, o Yonas , che a occhio e croce avranno sì e no 7-8 anni, come possono immaginare il loro futuro, mentre passano la vita per la strada, dove dormono sui marciapiedi, in una discarica o nascosti in qualche tombino, aspirando mastice per non sentire la fame, in questa metropoli dell’altipiano etiope, a 2.400 metri, una città che è fuoco acceso per le sue disuguaglianze, anche se da tempo è il simbolo della rinascita di tutta l’Africa? Ci sono domande, in questo sud del mondo, alle quali è meglio non provare a rispondere ragionando. E’ difficile rimanere freddi e insensibili al mondo dei bambini di strada ma quando sei coinvolto e stravolto da mille esperienze, avventure, conoscenze e non sei arrivato per caso su queste strade e le cose accadono disegnate da destini incrociati, devi rassegnarti ad eliminare tanti perché e andare avanti. La prima volta che conobbi don Angelo qui ad Addis Abeba, arrivato a Bosco Children nel 2013, la prima cosa che mi suggerì fu proprio quella di non cercare troppi ‘perché’ e di farmi trascinare dall’amore. Sembra facile ma non è così. Tariku è uno dei tanti bambini che ho conosciuto in questi sette anni. Ci sono bambini che ti parlano guardandoti negli occhi e ti meravigliano sempre. Lui è uno di quelli! Ieri lo abbiamo premiato come il più ‘discolo’ dei monelli. Anni di vita sulla strada, scappato di casa, ha trovato all’età di 12 anni la possibilità di un dolce soffio di speranza grazie all’aiuto della comunità salesiana. Prima al ‘Come & See’ e poi ‘arruolato’ nell’esercito pacifico dei ‘monelli buoni’ del ‘pretaccio benedetto’. Una vera teppa! Il suo soprannome è Mr. Caramella. È diventato un gioco tra noi due la sua costante e mai paga richiesta di una caramella. E così, dopo alcuni mesi dal suo arrivo è diventato Mr. Caramella.

17.02

Durante il lockdown, dopo tre anni in comunità, è stato accompagnato a casa dalla mamma. Dopo pochi giorni è tornato sulle strade della capitale tradendo tutti e tutte le promesse fatte prima della prova finale che è la reintegrazione definitiva in famiglia o dai parenti. La mamma, in lacrime, avvisati gli assistenti sociali e i missionari salesiani, perde ogni speranza. Lo ritrovano nella zona di Bole, ancora una volta dipendente dal mastice e dalle droghe chimiche che hanno rovinato la sua crescita già anni prima e disturbato i giovani neuroni. Gli viene offerta una nuova possibilità e così viene accolto al ‘Come & See’ per la seconda prova. È un caso particolare, la mamma lo viene a trovare e le lacrime sgorgano come un ruscello in piena quando gli dice che se ne andrà da Addis Abeba e nel caso tornasse a casa solo la nonna potrà accudirlo sempre se accetterà. Oggi, dopo il saluto ai suoi compagni del ‘Come & See’ sono andato con l’assistente sociale Gzeau e il brother Salomon a casa della nonna per l’affidamento. Tariku, emozionato e teso come una corda di violino, durante il viaggio guardava con uno sguardo indecifrabile le strade che stavamo percorrendo. Quando bussiamo al cancello dell’abitazione della mamma e della nonna ci viene ad aprire una vicina e ci dice che la nonna, da quando la mamma si è trasferita in un’altra città, ha preso in affitto un’altra camera a pochi chilometri di distanza. Dopo una telefonata alla nonna, finalmente riusciamo ad arrivare a destinazione. L’accoglienza è fredda. Tariku stenta a sfoggiare il suo furbo e ingenuo sorriso, ha capito che questa è la sua ultima possibilità. Alla nonna oltre ad un piccolo aiuto economico per le prime spese le viene spiegato che Bosco Children ha già iscritto il ragazzo in una scuola vicina all’abitazione e che sosterrà le spese scolastiche e della mensa. Tariku vince una caramella che individua subito nascosta nella mia mano destra. Mr Caramella non ha mai sbagliato un colpo a questo gioco.

18.02

Il primo studente universitario ‘sponsorizzato’ dall’associazione cortinese con il contributo di CORTINABANCA dall’Università di Dilla ci ha inviato le immagini della festa che si è tenuta ieri. Tra due giorni verrà ad Addis Abeba e la festa continuerà. Siamo così soddisfatti di questa rivincita e riscatto di un ex ragazzo di strada e di Bosco Children che non vediamo l’ora di rivederlo e raccontare la sua storia insieme a lui a tutti i nuovi ragazzi. Un grande esempio da emulare, uno di loro! Da Addis Abeba è tutto da questo ennesimo giorno emozionante. Un ringraziamento particolare a chi generosamente ci aiuta a far divertire e sperare in una vita migliore questo mondo di sorrisi e genialità. Grazie…buonanotte Italia!

19.02

Nardos, la nostra piccola mascotte, oggi mi ha commosso. Erano le cinque del pomeriggio, come tutti i giorni, è l’ora di tornare a casa con la nonna; Saba è una donna forte e piena d’amore per questa creatura; la bambina non può ricordare la mamma, da piccolissima l’ha lasciata alle protezione della nonna ed è fuggita in Sudan. La nonna lavora dalle sette del mattino alle cinque della sera come donna delle pulizie a Bosco Children. La mamma di Nardos ha voltato le spalle al suo piccolo fiore meraviglioso, quando ancora doveva sbocciare. Qui, giudicare l’abbandono di un figlio, di una bambina o di un neonato malato o disabile, è una cosa che non puoi fare; conoscendo la povertà e la situazione sociale di certe ‘famiglie’ o situazioni particolari non puoi azzardare al pensiero freddo e disumano del racconto fine a se stesso. A Bosco Children ogni bambino ha una sua storia diversa, uguale dentro il suo cuore, tutti i bambini hanno delle ferite e dei traumi difficili da comprendere e far dimenticare. La magia della vita è il sorriso di un bambino. Nardos non parla, si esprime guardandoti negli occhi in silenzio. Le pochissime parole che dice sono talmente sottovoce da sembrare una poesia cantata. Ginevra è la sua stella e con lei credo abbia più confidenza. Comunque oggi mi ha commosso quando appunto, prima di tornare a casa, è corsa a portarmi un disegno che aveva fatto, un regalo tutto per me! Fiori, cuori e una farfalla. Era agitatissima e quando ha capito che mi ero commosso mi ha abbracciato e sotto voce mi ha urlato ‘i love you Andrea…thank you’. Prima delle cinque siamo stati alla tipografia di Mekanissa, abbiamo trascorso tutta la mattinata tra grafici e banche. Il traffico ci ha rubato tante ore ma come sempre con Menbe Wosen non è stato difficile entrare nella calma africana.

20.02

“L’Etiopia mi toccò l’animo già durante il volo: di lassù pareva un antico letto d’umanità. E a 4000 metri di altezza, seduto sulle nubi, mi pareva d’essere un seme portato dal vento.”(Saul Bellow)

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